testata

Intineriari di guerra

In concomitanza con l’uscita dello speciale sul 90° anniversario dalla fine della grande guerra Isonzo Soča ha organizzato una gita sul Carso goriziano la seconda domenica di novembre. L’appuntamento era presso l’incrocio della Alture di Polazzo da dove è iniziato il percorso sui sentieri attorno al monte Sei Busi con l’intento di ricostruire le fasi più cruente della snervante guerra di posizione che ha portato alla morte decine di migliaia di giovani.

Con l’esperta guida dello storico Lucio Fabi ci si è addentrati nelle linee reciprocamente nemiche, attraversando le rovine delle trincee austroungariche ed italiane: particolare interesse hanno suscitato i graffiti ed i disegni dei soldati che nella loro semplicità richiamano la paura della morte e l’assurdità del conflitto. C’è stato un momento di profondo silenzio quando tutti sono stati invitati a risalire le poche decine di metri che separano una linea dall’altra immaginando di essere accolti dai nidi di mitragliatrici o di difendersi sotto una pioggia di pallottole e granate sparate da chissà dove.

In effetti si è ben compreso che si è trattato di un vero massacro voluto non tanto da generali incoscienti ma da un preciso disegno politico-militare basato sulla convinzione che la guerra sarebbe stata persa non da chi avrebbe lasciato più terreno bensì dalla nazione maggiormente logorata dall’orrore quotidiano. Tale percezione è stata confermata anche dal breve passaggio presso il nuovo museo all’ingresso dell’abitato di san Martino del Carso: una piccola struttura gestita da volontari che offre un’accurata ricostruzione degli eventi bellici verificatisi attorno al paese immortalato dall’indimenticabile poesia di Giuseppe Ungaretti.

Il pensiero rivolto alle tante vite spezzate è stato ulteriormente acuito dal fascino dei paesaggi autunnali e dalla concordia tra i partecipanti: come afferma tristemente il titolo del servizio fotografico sul citato numero di Isonzo Soca, sono proprio “bei posti per morire”!