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Lezioni di Storia a Teatro 1918: COME VINCERE LA GUERRA E PERDERE LA PACE Conferenza dello storico MARIO ISNENGHI

Lezioni di Storia a Teatro

1918: COME VINCERE LA GUERRA E PERDERE LA PACE

Conferenza dello storico MARIO ISNENGHI

DOMENICA 13 GENNAIO 2019, ORE 17.30

TEATRO VERDI GORIZIA

Questa conferenza rientra nel programma di incontri con il pubblico nel periodo autunno-inverno 2018-19 nalizzati alla realizzazione nel territorio goriziano del Museo di uso del Novecento. Nessuna guerra risorgimentale era stata minimamente paragonabile alla guerra del ’15-’18 (per chiamarla all’italiana, ritagliando la ‘nostra guerra’ all’interno dello scontro imperialista che è la guerra europea). Perciò averla vinta, liquidando la partita storica con l’impero asburgico, rappresenta un risultato di prima grandezza, e tutt’altro che scontato, per l’Italia liberale. Tanto più in quanto l’entrata in guerra era stata una imposizione e una scelta non unanime . Ma ora, nell’immediato dopoguerra, le divisioni si ripresentano, si radicalizzano, inquinano e mortificano il senso di aver vinto. Aver vinto che cosa? Coloro - gli interventisti democratici – che credevano di fare e volevano fare una dignitosa e giusta quarta di guerra di indipendenza per ‘liberare’ Trento e Trieste si trovano ora ad avere occupato le valli tedesche di Bolzano, ad avere aiutato quegli interventisti della nuova destra nazionalista per i quali occupare Bolzano va benissimo, perché sopra are e guadagnare territori è l’essenza della guerra e della politica, da sempre, e non importa se in questo modo si contraddice l’irredentismo proprio legittimando e facendo crescere gli irredentismi altrui. E naturalmente, più si prende, più si vorrebbe prendere. La destra imperialista ha dalla sua una grande penna e una grande voce, il Poeta-Vate, Gabriele D’Annunzio: è lui a inventare - ma sul “Corriere della sera”, in concorrenza con linee antitetiche sulla questione nevralgica del controllo dell’Adriatico - la micidiale , suicida parola d’ordine della ‘vittoria mutilata’: che svilisce l’avvenuto, stringendo a tenaglia la guerra e la vittoria liberale fra i detrattori di destra e i detrattori di sinistra. Questa, la sinistra, non ha la forza di guidare nel dopoguerra - nei fatti e non nelle parole – un mutamento di paradigma in chiave internazionalista; e la Nazione di matrice mazziniana e garibaldina si disperde davanti al sormontare di un ‘sacro egoismo’ capace di stringere in un nuovo ‘fascio’ vecchia e nuova destra, sino alla andata del potere del fascismo, eversiva, violenta, ma convalidata dall’incarico del re al capo dei sovversivi.

 

Mario Isnenghi ha insegnato storia contemporanea nelle università di Padova, Torino, Venezia. Il suo libro più longevo è Il mito della grande guerra nato nel 1970 e attualmente alla sua ottava edizione. Nel 2000, con Giorgio Rochat, la sintesi La Grande guerra 1914-1918, ora in quinta edizione dal Mulino. Gli ultimi due, in tema di Prima guerra mondiale, li ha scritti assieme allo storico militare Paolo Pozzato: da Marsilio Oltre Caporetto, con il Mulino I vinti di Vittorio Veneto. Ha diretto anche due grandi imprese editoriali, alla testa di una folta compagnia: I luoghi della memoria, usciti da Laterza in tre volumi la prima volta nel 1996 e poi ristampati e tradotti anche in francese; e Gli italiani in guerra, 7 voll. Torino, Utet, 2008.

Lekcije iz zgodovine v gledališču 1918: KAKO ZMAGATI RAT IN IZGUBITE MIR. Konferenca zgodovinarja MARIO ISNENGHI

Pouk zgodovine v gledališču

1918: KAKO ZMAGATI RAT IN IZGUBITI MIR

Konferenca zgodovinarja MARIO ISNENGHI

NEDELJA 13. JANUAR 2019, 17.30

VERDI GORIZIA THEATER